
“Pierre e Jean” è una drammaturgia che ho tratto dall’omonimo romanzo di Guy de Maupassant nel lontano 2011. È ancora in scena da allora.
Da domani è a Bari in un nuovo allestimento, ancora diretto da Rosario Sparno, con Paolo Panaro e Roberto Petruzzelli e la produzione Diaghilev di Guido Pagliaro, che ringrazio.
Due settimane a Bari, e poi un po’ di Salento.
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IMPERDIBILE
È proprio un regalo questa nuova traduzione di Massimiliano Palmese dei Sonetti di William Shakespeare, “Will” come si chiama egli stesso nell’opera, abbandonando per una volta la tradizione storica e di invenzione che irrora la maggior parte delle sue opere per dedicarsi a se stesso. Neppure li avrebbe dati alle stampe, il Bardo. Ma questa nuova traduzione così contemporanea e profondaci convince ancora una volta che era giusto che li leggessimo.
Valeria Parrella


Una traduzione impeccabile.
Franco Buffoni, Maestri e amici
Una traduzione che trova un punto di compromesso fra il rispetto delle forme dell’originale e il senso di vitale scioltezza che solo la pratica in prima persona della scrittura contemporanea può fornire.
Edoardo Zuccato
Massimiliano Palmese ha fatto un’ardita traduzione dei Sonetti, cadenzata sul ritmo dell’inglese, netto e forte: una pena soffocata e sorda o un’euforia falsa e straziante.
Viola Papetti, il manifesto
Una lingua sonora e chiara, capace di cantare con immediatezza l’amore segreto, l’effimero della bellezza e della giovinezza, il dolore per il tradimento, le rivalità poetiche e amorose, e infine un nuovo amore carnale e anche triviale.
Ida Bozzi, il Corriere della Sera >>
L’intatta potenza di seduzione e mistero, di versi che ci fissano con uno sguardo senza tempo. La traduzione di Massimiliano Palmese (che segue quella di Romeo e Giulietta) ce li restituisce con estro musicale. Rendendone l’incantesimo più vivo che mai.
Marco Cicala, il Venerdì di Repubblica >>
Furore e sensualità esplodono in versi di eterna bellezza. Una nuova traduzione, sorprendente per precisione filologica e suono che incanta.
Pier Luigi Razzano la Repubblica
La nuova, coraggiosa traduzione firmata da Massimiliano Palmese (William Shakespeare, Sonetti, Marcos y Marcos, 2025) restituisce alla lingua italiana la musicalità del verso e la trasparenza della rima, e rinuncia ai tabù. L’intento è quello di far emergere ciò che Shakespeare ha scritto, senza mascheramenti. E il risultato sorprende: l’amore di Will per il ragazzo appare più moderno, più profondo e più vero di quanto ci sia mai stato permesso di intuire…”
Chiara Francini, La Stampa >>
Massimiliano Palmese ha ritradotto da poco i Sonetti di Shakespeare, migliorando un lavoro accurato già compiuto in passato.
Michele Anselmi
Dimenticate le traduzioni ingessate e polverose: Massimiliano Palmese ha osato l’impossibile, portare i Sonetti nella strada, con un lingua che vibra di vita e musica. Una traduzione che fa battere il cuore e accende l’anima.
queerographies >>
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Sonetti, uno dei punti più alti e densi della poesia di tutti i tempi: canzoniere d’amore e libro filosofico, meditazione su tempo, morte, mutevolezza delle forme, su forza e durata imperitura di arte e poesia. Poema a tratti peccaminoso, a tratti metafisico, opera magica, misteriosa, capace di scatenare mille diverse letture, diatribe, interpretazioni. Quando ottant’anni fa Giuseppe Ungaretti si cimentò con i Sonetti, la sua sobria, splendida versione fu subito best seller. Nella nota introduttiva, puntualizzò il desiderio di tenersi distante da registri enfatici, pettegoli, imbacuccati. Il risultato fu esempio di chiarezza e umiltà. La traduzione di Massimiliano Palmese, attenta a ritmi e musicalità, quasi sempre in rima – non poco! – offre una lingua immediata, tangibile, molto ‘a portata’. Una svolta decisiva per rendere più ‘pop’ il Bardo.
Collana: Gli Alianti
Genere: Poesia
Traduttore: Massimiliano Palmese
Illustratore: Andrea drBestia Cavallini
Prezzo: 16,00€
Pagine: 176
Data di uscita: 2025-03-26

Non è un caso che gli ultimi due testi del canzoniere scespiriano, i sonetti gemelli 153 e 154, siano dedicati a Cupido, variando un motivo tratto da un epigramma di un poeta bizantino incluso nell’Antologia greca. “L’epigramma narra di come Cupido si fosse addormentato e di come le ninfe avessero deciso di spegnere in una pozza d’acqua la sua torcia infuocata (la più antica “arma” di Cupido, con cui egli accende d’amore i cuori degli uomini, prima che gli venissero attribuiti arco e frecce), ottenendo però il risultato di infuocare per sempre quelle acque” (Camilla Caporicci). “La ninfa di Diana approfittò / tuffando la sua torcia infiammacuori/ in una fredda fonte nella valle,/ così dal sacro fuoco l’acqua attinse/ un eterno calore inesauribile,/ che fu bagno bollente e che si dice/ sia la sovrana cura a malattie” (153).
(…)


Una traduzione impeccabile.
Franco Buffoni, Maestri e amici
Massimiliano Palmese ha fatto un’ardita traduzione dei Sonetti, cadenzata sul ritmo dell’inglese, netto e forte: una pena soffocata e sorda o un’euforia falsa e straziante.
Viola Papetti, il manifesto
Furore e sensualità esplodono in un verso di eterna bellezza come questo: ”Faccio la guerra al tempo per tuo amore: / più lui ti strappa, io più ripianto il fiore”. Una nuova traduzione, sorprendente, per precisione filologica e suono, che incanta.
Pier Luigi Razzano la Repubblica
Per la prima volta tutti e 154 i Sonetti sono stati tradotti da un poeta, senza trascurare metafore sessuali, ricche di doppi sensi, dediche gay e triangoli maledetti.
Ugo Cundari, Il Mattino
Una traduzione che trova un punto di compromesso fra il rispetto delle forme dell’originale e il senso di vitale scioltezza che solo la pratica in prima persona della scrittura contemporanea può fornire.
Edoardo Zuccato
Una lingua sonora e chiara, capace di cantare con immediatezza l’amore segreto, l’effimero della bellezza e della giovinezza, il dolore per il tradimento, le rivalità poetiche e amorose, e infine un nuovo amore carnale e anche triviale.
Ida Bozzi, il Corriere della Sera
L’intatta potenza di seduzione e mistero, di versi che ci fissano con uno sguardo senza tempo. La traduzione di Massimiliano Palmese (che segue quella di Romeo e Giulietta) ce li restituisce con estro musicale. Rendendone l’incantesimo più vivo che mai.
Marco Cicala, il Venerdì di Repubblica
Dimenticate le traduzioni ingessate e polverose: Massimiliano Palmese ha osato l’impossibile, portare i Sonetti nella strada, con un lingua che vibra di vita e musica. Una traduzione che fa battere il cuore e accende l’anima.
queerographies
Sonetti di William Shakespeare (Bompiani, 2019)
Furore e sensualità esplodono in un verso di eterna bellezza come questo: ”Faccio la guerra al tempo per tuo amore: / più lui ti strappa, io più ripianto il fiore”. La chiusura del sonetto 15 di William Shakespeare con il suo indomito assalto alla vita – e all’amore quale forza di ogni cosa – non smette mai di colmare lo spirito, allargare la mente, oggi più che mai con una nuova traduzione, sorprendente per precisione filologica e suono che incanta a cura di un poeta e scrittore napoletano, Massimiliano Palmese. (…) Palmese in ognuno dei componimenti restituisce il suono che è lo specchio dell’animo in subbuglio, felice, addolorato, mai abbastanza pieno di amore del Fair Youth e della Dark Lady. Versi come «senza te i giorni sono notti e sonno, / ma notte è giorno se mi vieni in sogno» del sonetto 43 oppure «un giorno sazio, un giorno poi mi strugge, / a volte ho tutto, a volte tutto fugge» del 75 rivivono senza perdere la loro bellezza nella loro esattezza metrica.
Pier Luigi Razzano la Repubblica
Massimiliano Palmese ha fatto un’ardita traduzione dei Sonetti, cadenzata sul ritmo dell’inglese, netto e forte: una pena soffocata e sorda o un’euforia falsa e straziante. “Tu sei per me come alla vita il pane, / come alla terra acqua di primavere; / quella tensione porto, per tuo bene, / che sopporta un avaro col suo avere; / fiero e appagato delle cose sue, / ora scruta se il mondo gliele strappa; / ora penso sia meglio essere in due, / ora voglio che tutto il mondo sappia; / e, mentre nei tuoi occhi sto al banchetto, / già di uno sguardo mi sento affamato, / né avendo né cercando altro diletto / di quello che ho da avere o già m’ hai dato. / Un giorno sazio, un giorno poi mi strugge, / a volte ho tutto, a volte tutto fugge.” L’opera poetica di Shakespeare – a differenza di quella teatrale – mostra una stretta continuità tematica ed emotiva: amore e morte, mito e vita. I denti crudeli degli ultimi sonetti addentano la morbida coda dei poemetti iniziali Venere e Adone, Lucrezia violata, formando il fantastico intreccio dell’uroburo, un serpente che si morde la coda. Polpa di gusto alessandrino al primo assaggio, lascia un retrogusto licenzioso e sadico. Così se negli ultimi sonetti amore è piaga maligna del corpo e della mente, delirio incurabile del non-amato, nei primi invece commuove l’affanno, lo sforzo quasi fisico di trattenere quel corpo desiderato, forse mai posseduto, con promesse, lodi, consigli; quasi un padre verso il figlio. Ma già nel 1595 sir Philip Sidney, uomo di mondo, consigliava di diffidare dell’immortalità promessa dai poeti nei loro versi: «sarete più belli, più ricchi, più saggi, più tutto, dimorerete nei superlativi» (cito dalla ricca introduzione ai Sonetti di Camilla Caporicci).
Viola Papetti, il manifesto
“Per la prima volta tutti e 154 i Sonetti sono stati tradotti da un poeta, senza trascurare metafore sessuali, ricche di doppi sensi, dediche gay e triangoli maledetti.”
Ugo Cundari, Il Mattino
“Una traduzione impeccabile.”
Franco Buffoni, Maestri e amici