Al cinema, Chéri
21 Agosto 2009

Boni de Castellane, L’arte di essere povero (1925)
13 Giugno 2009
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«Il mio divorzio fu emesso il 5 novembre, alle cinque della sera». Così inizia quella che, oltre a una testimonianza avvincente, può essere letta come manuale scritto da un autentico intenditore, oggi venerato anche in Internet. Il matrimonio con l’ereditiera americana Anna Gould aveva reso Boni de Castellane “Re di Parigi”. I sontuosissimi parties, spesso in maschera, con cui animava le serate parigine sono rimasti nella storia. Affollati della crème della società, con il conte di Montesquiou, Marcel Proust, Sarah Bernhardt, la Duse, d’Annunzio, l’allora giovane Jean Cocteau e pure Oscar Wilde. Tutti volevano essere suoi ospiti. Finché la moglie, indispettita dalle spese (e dai tradimenti), presentò istanza di divorzio e Boni, abbandonato da tutti, finì a doversela vedere coi creditori e con la buona società che ora gli voltava le spalle. Ma seppure difficile, la sua nuova, lunga vita “da povero”, non fu però da meno di quella precedente. Perduti lussi e limousine, Boni restò con qualche abito e i mezzi pubblici, ma riuscì nell’impresa di rimanere sempre fedele a se stesso. E conservando il suo spiccato senso dell’umorismo, poco prima di morire, decise di raccontarci L’arte di essere povero.
Da Canaletto a Tiepolo, in mostra a Milano
25 Novembre 2008
Da Canaletto a Tiepolo, la mostra al Palazzo Reale di Milano
Pittura veneziana del Settecento, mobili e porcellane dalla collezione Terruzzi
“La collezione Terruzzi si è formata negli ultimi cinquant’anni sull’onda di una grande passione per l’arte in tutte le sue forme ed espressioni. Quello che più colpisce visitandola è la complessità delle scelte che non si polarizzano essenzialmente su tematiche e generi particolari. Al di là infatti di taluni nuclei fondamentali – la pittura veneziana del Settecento, in primis – la raccolta si compone di un florilegio di testimonianze artistiche che spazia dalle tavole a fondo oro e dai fronti di cassone rinascimentali alle tormentate espressioni paesaggistiche di Magnasco, a quelle trionfali di Giovanni Paolo Panini, via via fino alla produzione moderna di Guttuso, De Chirico o Severini. Il nucleo pittorico si integra poi con una delle più consistenti – per qualità e quantità – raccolte di mobili sette/ottocenteschi in mano privata, la grande maggioranza dei quali di qualità assolutamente museale. Porcellane, argenti ed arazzi completano l’insieme della collezione, che nella sua globalità comprende più di 5000 pezzi.
Il volume focalizza l’attenzione su un settore particolare, su una delle grandi passioni di questi collezionisti, la pittura veneziana del Settecento. Vedute e paesaggi di Carlevarijs, Canaletto, Marieschi e Guardi, come di Marco Ricci, Richter e Cimaroli dialogano con le storie mitologiche ed eroiche del Ricci, di Pellegrini e Pittoni, come con il chiacchiericcio di Longhi o con le favolette di Jacopo Amigoni. Le ultime due sale sono un omaggio a Tiepolo, padre e figlio: di Giambattista viene esposto il ciclo realizzato per Palazzo Sandi a Venezia, di Gian Domenico parte degli affreschi provenienti da Palazzo Valmarana a Vicenza. Due cicli di superba qualità artistica: di grande forza plastica e cromatica il primo, di una sublime, asettica eleganza quasi neoclassica il secondo.
Due sezioni a parte mostrano l’altra faccia del collezionismo dei Terruzzi, la predilezione per gli arredi e le arti decorative: sono esposti alcuni dei mobili più preziosi della raccolta, come anche alcune delle più eleganti porcellane, sia occidentali, che orientali. Una campionatura numericamente contenuta, ma qualitativamente altissima che ancor più testimonia il pregevole livello di questa raccolta.”











