Al cinema, Chéri

21 Agosto 2009

Arte essere povero-cover.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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«Il mio divorzio fu emesso il 5 novembre, alle cinque della sera». Così inizia quella che, oltre a una testimonianza avvincente, può essere letta come manuale scritto da un autentico intenditore, oggi venerato anche in Internet. Il matrimonio con l’ereditiera americana Anna Gould aveva reso Boni de Castellane “Re di Parigi”. I sontuosissimi parties, spesso in maschera, con cui animava le serate parigine sono rimasti nella storia. Affollati della crème della società, con il conte di Montesquiou, Marcel Proust, Sarah Bernhardt, la Duse, d’Annunzio, l’allora giovane Jean Cocteau e pure Oscar Wilde. Tutti volevano essere suoi ospiti. Finché la moglie, indispettita dalle spese (e dai tradimenti), presentò istanza di divorzio e Boni, abbandonato da tutti, finì a doversela vedere coi creditori e con la buona società che ora gli voltava le spalle. Ma seppure difficile, la sua nuova, lunga vita “da povero”, non fu però da meno di quella precedente. Perduti lussi e limousine, Boni restò con qualche abito e i mezzi pubblici, ma riuscì nell’impresa di rimanere sempre fedele a se stesso. E conservando il suo spiccato senso dell’umorismo, poco prima di morire, decise di raccontarci L’arte di essere povero.

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Da Canaletto a Tiepolo, la mostra al Palazzo Reale di Milano

Pittura veneziana del Settecento, mobili e porcellane dalla collezione Terruzzi

“La collezione Terruzzi si è formata negli ultimi cinquant’anni sull’onda di una grande passione per l’arte in tutte le sue forme ed espressioni. Quello che più colpisce visitandola è la complessità delle scelte che non si polarizzano essenzialmente su tematiche e generi particolari. Al di là infatti di taluni nuclei fondamentali – la pittura veneziana del Settecento, in primis – la raccolta si compone di un florilegio di testimonianze artistiche che spazia dalle tavole a fondo oro e dai fronti di cassone rinascimentali alle tormentate espressioni paesaggistiche di Magnasco, a quelle trionfali di Giovanni Paolo Panini, via via fino alla produzione moderna di Guttuso, De Chirico o Severini. Il nucleo pittorico si integra poi con una delle più consistenti – per qualità e quantità – raccolte di mobili sette/ottocenteschi in mano privata, la grande maggioranza dei quali di qualità assolutamente museale. Porcellane, argenti ed arazzi completano l’insieme della collezione, che nella sua globalità comprende più di 5000 pezzi.
Il volume focalizza l’attenzione su un settore particolare, su una delle grandi passioni di questi collezionisti, la pittura veneziana del Settecento. Vedute e paesaggi di Carlevarijs, Canaletto, Marieschi e Guardi, come di Marco Ricci, Richter e Cimaroli dialogano con le storie mitologiche ed eroiche del Ricci, di Pellegrini e Pittoni, come con il chiacchiericcio di Longhi o con le favolette di Jacopo Amigoni. Le ultime due sale sono un omaggio a Tiepolo, padre e figlio: di Giambattista viene esposto il ciclo realizzato per Palazzo Sandi a Venezia, di Gian Domenico parte degli affreschi provenienti da Palazzo Valmarana a Vicenza. Due cicli di superba qualità artistica: di grande forza plastica e cromatica il primo, di una sublime, asettica eleganza quasi neoclassica il secondo.
Due sezioni a parte mostrano l’altra faccia del collezionismo dei Terruzzi, la predilezione per gli arredi e le arti decorative: sono esposti alcuni dei mobili più preziosi della raccolta, come anche alcune delle più eleganti porcellane, sia occidentali, che orientali. Una campionatura numericamente contenuta, ma qualitativamente altissima che ancor più testimonia il pregevole livello di questa raccolta.”

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24 ottobre 2008 - 8 febbraio 2009
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La mostra racconta l’immagine del potere e il potere dell’immagine, dall’ottica straordinaria dell’universo femminile. Un universo indagato attraverso due figure della grande dinastia medicea, Caterina e Maria, che legittimano il proprio potere dopo la morte dei rispettivi mariti, attraverso una scaltra sapienza politica. Giungeranno a Firenze quindici arazzi monumentali che trovarono origine nel poema epico Histoire de la Royne Arthémise, composto nel 1561-1562 con l’intento di celebrare la regina Caterina de’ Medici, vedova di Enrico II di Francia e reggente del regno. Gli arazzi vennero tessuti vari decenni più tardi, a partire dal 1607, per volere di Enrico IV, in onore della moglie Maria de’ Medici, e raffigurano episodi della vita di due antiche regine della Caria, entrambe di nome Artemisia. Artemisia I, alleata di Serse contro i Greci, partecipò alla battaglia di Salamina del 480 a. C.; Artemisia II, vissuta un secolo più tardi, vedova del re Mausolo, fece erigere in sua memoria ad Alicarnasso il celebre Mausoleo, conosciuto come una delle Sette Meraviglie del mondo.
 
Ulteriori sezioni della mostra illustrano la personalità delle due regine medicee, e sottolineano la straordinaria raffinatezza che ha caratterizzate le loro committenze. Una sezione è infine dedicata all’iconografia della figura di Artemisia.
 
Oltre  a preziosi oggetti di oreficeria, si segnalano alcune curiosità, come il talismano appartenuto a Caterina, una lettera autografa di Maria con un suo disegno, una tela che ritrae Enrico IV e Maria in un banchetto all’aperto.

Enrico IV, Le Vert Galant

18 Settembre 2008

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Enrico IV era chiamato Le Vert Galant perché amava vestire di verde ed era un gran donnaiolo. “Nel 1608, a cinqantaquattr’anni, era già tutto bianco, la faccia stirata, incartapecorita. Ma il suo spirito galante non disarmava. Dopo Gabriella d’Estrées, così miseramente finita, ci fu  Enrichetta d’Entragues. Dopo Enrichetta d’Entragues, da lui nominata marchesa di Verneuil, ci fu Giacomina di Bueil, promossa a contessa di Moret; e dopo di lei Carlotta des Essart, diplomata contessa a sua volta, contessa di Romorantin; ciò senza portare in computo le favorite di passaggio, e dando per sottintesa la Regina, Maria de’ Medici. Il Re Cristianissimo viveva in mezzo e tutte queste donne, ivi compresa la consorte legittima, occupandosi alacremente dei figli e figlie che ne aveva ricavato: sei legittimi, otto naturali. La sua Corte assomigliava abbastanza da vicino all’harem del Turco.” da C.E.Gadda, I Luigi di Francia

Mogli e amanti di Enrico IV 

Anonimo, Gabriella d’Estrées e una delle sue sorelle (1594).

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Pieter Paul Rubens, Maria de’ Medici

Re Sole

18 Settembre 2008

I libri del Re Sole

18 Settembre 2008

 

Voltaire, Il secolo di Luigi XIV

“Lo sguardo di Voltaire è animato da una sincera ammirazione per il grand siècle e soprattutto per la figura di Luigi il Grande; lo stato della monarchia francese nel secolo XVII (che trovò nella reggia di Versailles il suo simbolo artistico e il suo scenario magnifico) è percepito come l’apogeo dello splendore e della vitalità della nazione, anche nei rapporti internazionali, in contrapposizione con i sintomi di indebolimento e di inerzia, nel governo, nei valori, nel gusto, a suo avviso sempre più evidenti nella Francia del primo Settecento. Il Siècle de Louis XIV, capolavoro letterario oltre che di storiografia, vuole così essere l’affresco di un secolo mirabile, il secolo di Racine e di Corneille, di Molière, di Poussin, di La Fontaine e di Colbert. Onore, grandezza, prestigio, potenza nazionali sono valori per i quali Voltaire dimostra una spiccata sensibilità e che gli suggeriscono un atteggiamento di ammirazione e perfino di rimpianto per un’epoca contrassegnata dal massimo grado di politesse (raffinatezza) mai raggiunto in precedenza da una società, come quella francese, divenuta un modello per tutte le nazioni grazie all’operato del Grande Re.”

Re Sole  

Max Gallo, Re Sole

Luigi XIV non ha ancora compiuto cinque anni quando, alla morte del padre, viene proclamato re di Francia. Lo attende un lunghissimo regno durante il quale incarnerà l’essenza stessa della monarchia assoluta e conoscerà amori tempestosi per donne di straordinario fascino e temperamento. Ma l’infanzia è tutt’altro che facile per il futuro Re Sole: un bambino taciturno e ipersensibile, che deve sempre ricordarsi di essere un sovrano e non può abbandonarsi alle emozioni come chiunque altro, perché gli occhi di tutti sono puntati su di lui. Neppure al capezzale dell’adorata madre, la potente Anna d’Austria, ormai consumata da un male incurabile, può scoppiare in lacrime come vorrebbe. Come se non bastasse, Luigi XIV è costretto a imparare prima del tempo che deve guardarsi dalle insidie della nobiltà e dalle ambizioni del cardinale Mazzarino: un uomo dalla voce melodiosa e dallo sguardo velato, ma avido e rapace, dal quale comunque apprende l’arte del governo, proprio mentre alla corte arrivano segnali dell’instabilità popolare, subdolamente alimentata dalla Fronda. Chi regna è sempre solo, non può avere fiducia in nessuno se non in Dio, l’unico a essergli superiore e con il quale può dialogare. Da questa consapevolezza Luigi XIV trae forza per tener fede al senso della propria missione che coltiva fin da bambino e che, una volta adulto, lo indurrà a imporsi per assumere nelle proprie mani le redini della Francia. Passioni, intrighi politici, vita mondana e conflitti si intrecciano in questo romanzo.”

Memorie di Luigi XIV

“Le “Memorie di Luigi XIV per l’istruzione del Delfino” non sono autografe, ma sono state redatte tra il 1666 e il 1671 da due segretari, Périgny e Pellisson, in composizioni successive, costantemente riviste dal re. Si può dire che Luigi XIV abbia concepito il progetto di scrivere le sue Memorie fin dall’inizio del suo governo, dopo la morte del cardinal Mazzarino. [...] Ogni contributo alla conoscenza del pensiero e della personalità di un grande sovrano, come quello che regnò nell’epoca che Voltaire chiamava “il secolo più illuminato della storia”, è prezioso; e questo corpo d’istruzioni politiche, non destinato al pubblico, ma all’educazione di un fanciullo che all’inizio dell’opera aveva cinque anni [...], si configura al primo sguardo, al di là dell’intenzione esterna, come un rendiconto delle proprie azioni a se stesso e una chiarificazione delle proprie idee. È l’autore stesso ad affermare che l’esposizione ordinata dei propri pensieri lo aiuta a perfezionarli. Si può dire che il giovane sovrano, soffermandosi nel corso di cinque anni, dal 1666 al 1671, su princìpi politici che non erano astratti, ma che egli aveva immediatamente sperimentato nei casi concreti, abbia piuttosto completato la propria educazione. In questa luce, la cronaca delle sue prime esperienze di governo personale, così piene di successi, assume un particolare interesse.”

Antonia Fraser, Gli amori del Re Sole

“Di Luigi XIV è stato scritto moltissimo, ma finora nessuno aveva analizzato nella sua interezza il suo rapporto con l’universo femminile. Lo fa in questo libro Antonia Fraser, che ricostruisce il lato più intimo del Re Sole partendo com’è ovvio dal rapporto con la madre Anna d’Austria, con Maria Mancini e con la moglie Maria Teresa, che trattò sempre con grande rispetto nonostante i numerosi tradimenti, durati tutto l’arco di una vita. Antonia Fraser non si limita però solo a descrivere le relazioni sentimentali del sovrano: mostra quali fossero nel diciassettesimo secolo i sottili meccanismi dell’arte del corteggiamento, che cosa fosse la galanteria e in che misura amanti e mogli, madri e figlie avessero la possibilità di esercitare un controllo sui propri destini.”

 

Simone Bertière, Le donne del Re Sole

Luigi XIV si circondò dei maestosi giardini di Versailles e di uno stuolo di donne adoranti o spudoratamente interessate. Donne forti come Madame de Maintenon o ingenue come Maria Mancini, nipote di Mazzarino, che accarezzò per un attimo l’illusione di diventare regina, ma fu sacrificata alla suprema ragion di stato. Donne ambiziose come la cognata Enrichetta d’Inghilterra, o ambigue come Madame de Montespan, che rischiò di compromettere la politica di riforma giudiziaria del re per il suo presunto coinvolgimento nel famoso “Affare dei veleni”. E, al di sopra di tutte, naturalmente, la regina Maria Teresa, figlia del re di Spagna, molto insignificante e molto tradita, un astro spento in mezzo a un firmamento di stelle.”

Favorite di Luigi XIV

18 Settembre 2008

Maria Mancini

 

Louise de La Valliere

 

Madame de Montespan

 

Madame de Maintenon