La facciata di Ferdinando Sanfelice

La Chiesa di Santa Maria della Redenzione dei Captivi a Napoli venne fondata nella seconda metà del XVI secolo da un’associazione caritativa che raccoglieva fondi per il riscatto dei cristiani fatti prigionieri, “captivi”, sulle coste del Mediterraneo dai cosiddetti pirati barbareschi (in realtà erano corsari e non pirati). In un primo momento l’associazione operò nella chiesa di San Domenico Maggiore, per poi iniziare la costruzione di un nuovo edificio di culto su un suolo concesso dai Celestini del vicino tempio di San Pietro a Majella. Importante fu il rifacimento settecentesco della chiesa ad opera di Ferdinando Sanfelice. All’interno, sulla controfacciata vi sono dipinti del fiammingo Teodoro d’Errico; i dipinti degli altari laterali sono invece di Giuseppe Simonelli e Nicola Malinconico (1663-1721), due allievi di Luca Giordano. L’altare maggiore fu coinvolto nell’opera di restauro del Sanfelice e venne eseguito da Lorenzo Fontana, mentre i putti sono di Domenico Antonio Vaccaro. Sull’altare maggiore un dipinto di Giacomo Farelli, ll riscatto degli schiavi (1672), dove una Madonna con Bambino sormonta un gruppo di schiavi in attesa di un’imbarcazione che viene a riscattarli.

Il fenomeno della pirateria è sempre stato presente nel Mediterraneo da quando nel VII secolo gli Arabi si affacciarono sulle coste orientali, interrompendo un lungo periodo di relativa tranquillità. Se per diverso tempo furono in uso altre denominazioni (in particolare Saraceni), dopo l’espansione della potenza ottomana nel Cinquecento si comincia ad usare sistematicamente l’espressione pirati barbareschi, con riferimento agli Stati barbareschi dove questi avevano le loro basi.

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I pirati barbareschi non si limitavano a depredare le navi, effettuavano spesso anche incursioni sulla terraferma, dove catturavano grandi quantità di schiavi. I “captivi” erano un enorme capitale sia nel caso di vendita sia in quello di riscatto, sia infine come forza lavoro a costo zero (in Marocco, il sultano Mulay Ismail si fece costruire un intero palazzo fortificato esclusivamente con il lavoro degli schiavi cristiani catturati dai pirati; e del resto la Reggia di Caserta è stata edificata con il rilevante apporto di equipaggi barbareschi catturati dalle navi della Real Marina del Regno delle Due Sicilie).

Il più conosciuto dei pirati barbareschi è Khair ad Din detto Barbarossa che nel 1510, dopo essere stato chiamato a difendere Algeri dagli Spagnoli, ne uccise il sovrano e si sostituì a lui, facendo della città una delle basi più importanti per la “guerra da corsa”.

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