La nascita del mondo moderno (1780-1914)
8 Settembre 2008

“Ben prima dell’inizio canonico della globalizzazione di fine Novecento, le tendenze storiche possono essere collegate per rivelare l’interconnessione e l’interdipendenza dei cambiamenti politici e sociali a livello planetario. Da un canto eventi mondiali chiave, come le rivoluzioni europee del 1789 e del 1848, si riverberarono all’esterno e si mescolarono con le convulsioni che si producevano all’interno di altre società. Dall’altro, eventi esterni all’emergente «nocciolo» europeo e americano dell’economia industriale, come le ribellioni avvenute in Cina e in India a metà Ottocento, agivano a loro volta su quel nucleo in formazione, plasmandone le ideologie e forgiando nuovi conflitti politici e sociali. Via via che gli eventi si facevano più interconnessi e interdipendenti, anche le forme dell’agire umano si adattarono reciprocamente finendo con l’assomigliarsi dappertutto nel mondo.
Tutte le storie locali, nazionali o regionali devono essere storie globali. Perché non è più possibile scrivere una storia «europea» o «americana» in senso stretto, in un’epoca nella quale le idee, i movimenti politici e le pratiche culturali hanno già preso a scavalcare oceani e confini transitando da un paese all’altro.
Con questa convinzione, e attingendo ad una mole sterminata di conoscenze con mirabile capacità narrativa, Bayly ripercorre il sorgere di uniformità globali nello Stato, nella religione, nelle arti, nei rapporti di genere, nelle ideologie politiche e nella vita economica così come si svilupparono nel corso del XIX secolo. Raccontando la crescita dell’uniformità nelle grandi istituzioni come le Chiese, le corti o i sistemi giudiziari, ma anche nelle cosiddette «pratiche corporee»: i modi in cui la gente si vestiva, parlava, mangiava e si comportava all’interno della famiglia.
Il quadro che si disegna è una «world history» che si sottrae a qualunque visione finalistica e unidirezionale, che accetta di essere decentrata e segnata dalla discontinuità, dalle rotture non preannunciate e insieme dal permanere di antiche forme di dominio.”
Lumi ed ombre di Russia: l’insurrezione di Pugačëv (1773-74)
31 Agosto 2008

La locandina di un film russo del 1980.
Tra il 1773 e il 1774 un cosacco del Don di nome Pugačëv si pose a capo di una rivolta contro l’assolutismo di Caterina II. Figlio di un piccolo proprietario terriero, Pugačëv aveva partecipato alla Guerra dei Sette anni e alla Guerra russo-turca, quindi si era dato, pare, al vagabondaggio ed stato dato ricercato per diserzione. Durante questo periodo sembra frequentasse i monasteri dei Vecchi credenti, religiosi scismatici della Chiesa russa che esercitarono grande influenza su di lui. Al termine dell’isolamento, dichiarò di essere il defunto zar Pietro II detronizzato e fatto arrestare da Caterina, e organizzò l’insurrezione dei cosacchi Jaik. Pugačëv diceva di voler riparare i torti subiti dal popolo sotto il regno zarista: prometteva a chi l’avesse seguito terra, sale, grano e l’abbassamento delle tasse.
Sulle prime il governo russo sottovalutò la rivolta: Caterina, nella sua corrispondenza con Voltaire, affermava di trattare l’affaire du Marquis de Pougatchov come uno scherzo di cattivo gusto. Invece con il suo esercito Pugačëv assaltò citta, assediò fortezze e ridusse in cenere chiese, monasteri e industrie cittadine. Chi rifiutava di unirsi al suo esercito veniva ucciso pubblicamente. Solo nell’estate del 1774 l’esercito russo ebbe ragione sui ribelli, che subirono una devastante sconfitta con decine di migliaia di morti. A settembre Pugačëv fu catturato mentre tentava la fuga: pare che il generale Souvurov lo rinchiuse in una cassa metallica che spedì a Mosca, dove il ribelle fu decapitato.
Puškin ha narrato la rivolta di Pugacev nel romanzo La figlia del capitano (1836).
La redenzione dei “captivi”
29 Agosto 2008
La Chiesa di Santa Maria della Redenzione dei Captivi a Napoli venne fondata nella seconda metà del XVI secolo da un’associazione caritativa che raccoglieva fondi per il riscatto dei cristiani fatti prigionieri, “captivi”, sulle coste del Mediterraneo dai cosiddetti pirati barbareschi (in realtà erano corsari e non pirati). In un primo momento l’associazione operò nella chiesa di San Domenico Maggiore, per poi iniziare la costruzione di un nuovo edificio di culto su un suolo concesso dai Celestini del vicino tempio di San Pietro a Majella. Importante fu il rifacimento settecentesco della chiesa ad opera di Ferdinando Sanfelice. All’interno, sulla controfacciata vi sono dipinti del fiammingo Teodoro d’Errico; i dipinti degli altari laterali sono invece di Giuseppe Simonelli e Nicola Malinconico (1663-1721), due allievi di Luca Giordano. L’altare maggiore fu coinvolto nell’opera di restauro del Sanfelice e venne eseguito da Lorenzo Fontana, mentre i putti sono di Domenico Antonio Vaccaro. Sull’altare maggiore un dipinto di Giacomo Farelli, ll riscatto degli schiavi (1672), dove una Madonna con Bambino sormonta un gruppo di schiavi in attesa di un’imbarcazione che viene a riscattarli.
Il fenomeno della pirateria è sempre stato presente nel Mediterraneo da quando nel VII secolo gli Arabi si affacciarono sulle coste orientali, interrompendo un lungo periodo di relativa tranquillità. Se per diverso tempo furono in uso altre denominazioni (in particolare Saraceni), dopo l’espansione della potenza ottomana nel Cinquecento si comincia ad usare sistematicamente l’espressione pirati barbareschi, con riferimento agli Stati barbareschi dove questi avevano le loro basi.
I pirati barbareschi non si limitavano a depredare le navi, effettuavano spesso anche incursioni sulla terraferma, dove catturavano grandi quantità di schiavi. I “captivi” erano un enorme capitale sia nel caso di vendita sia in quello di riscatto, sia infine come forza lavoro a costo zero (in Marocco, il sultano Mulay Ismail si fece costruire un intero palazzo fortificato esclusivamente con il lavoro degli schiavi cristiani catturati dai pirati; e del resto la Reggia di Caserta è stata edificata con il rilevante apporto di equipaggi barbareschi catturati dalle navi della Real Marina del Regno delle Due Sicilie).

Il più conosciuto dei pirati barbareschi è Khair ad Din detto Barbarossa che nel 1510, dopo essere stato chiamato a difendere Algeri dagli Spagnoli, ne uccise il sovrano e si sostituì a lui, facendo della città una delle basi più importanti per la “guerra da corsa”.
Links:
I Borbone di Napoli e i Pirati barbareschi: un secolo di lotte
“Un filosofo sul trono”, Caterina II (1762-1796)
28 Agosto 2008

Lumi ed ombre di Russia: Puskin, La figlia del capitano
28 Agosto 2008
“L’ospite inatteso è peggio di un tartaro.”
Proverbio russo
Lumi ed ombre di Russia: Novikov (1744-1818)
28 Agosto 2008

Nell’ambiente letterario russo del tempo Nikolaj Novikov si guadagnò larga fama come editore di riviste satiriche, tra cui Il Calabrone e Il Pittore, regolarmente soppresse alla censura zarista. Accanto alla feroce satira della società del tempo, Novikov difese la libertà dello scrittore da ogni condizionamento, e prese posizione contro la servitù della gleba. Entrato nella massoneria negli anni della reazione seguita alla rivolta di Pugacev, fondò altre riviste e pubblicò opere poi tradotte dai maggiori illuministi francesi e tedeschi. Arrestato per i suoi continui attacchi alla politica di Caterina II, fu liberato solo quattro anni dopo da Paolo I, alla morte della zarina. Ma nessuna attività editoriale gli fu più concessa.
Lumi ed ombre di Russia: Radiščev (1749-1802)
28 Agosto 2008
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Aleksandr Nikolaevič Radiščev studiò prima a Pietroburgo e poi all’Università di Lipsia. L’influenza dell’illuminismo francese, da Helvétius a Voltaire a Rousseau, rafforzò in lui la coscienza dei mali della Russia. Dopo il suo ritorno in patria lavorò nel Ministero del Commercio e nel 1790 fondò una sua casa editrice, per la quale pubblico il celebre Viaggio da Pietroburgo a Mosca. Con il pretesto della cronaca di un viaggio, lo scrittore denuncia le misere condizioni del popolo russo sotto l’impero di Caterina II, con una dura condanna della servitù della gleba. Il volume fu subito sequestrato e il suo autore spedito in Siberia. In seguito fu liberato da Paolo I e reintegrato da Alessandro I nella burocrazia imperiale. Ma durante l’esilio aveva sviluppato una forma così acuta di depressione che, un anno dopo la liberazione, lo scrittore si tolse la vita.
Lumi ed ombre di Russia: Karamzin (1766-1826)
28 Agosto 2008

Ricordato come padre della moderna lingua letteraria russa e autore dei 13 volumi della Storia dello Stato Russo, Nikolaj Michajlovič Karamzin nacque in un villaggio a sud-est di Mosca. Figlio di un ufficiale dell’esercito, si trasferì presto a San Pietroburgo, dove si mantenne facendo traduzioni di autori stranieri. A venticinque anni entrò in contatto con il gruppo dei giovani massoni moscoviti di Nikolaj Novikov e della ”Amichevole società studiosa”. Nel 1789 partì per l’Europa, dove divenne testimone diretto dei fatti rivoluzionari francesi. Al suo ritorno pubblicò i sei volumi di Lettere di un viaggiatore russo – ispirate al Viaggio sentimentale di Laurence Sterne – in cui narra le sue peregrinazioni in Germania, Francia, Svizzera e Inghilterra.
Lumi ed ombre di Russia: Batjuskov (1787-1855)
28 Agosto 2008
Kostantin Batjuskov nacque a Vologda nel maggio del 1787 da una famiglia nobile ma non ricchissima. Trascorse l’infanzia nella tenuta di famiglia e appena adolescente andò a San Pietroburgo per continuare gli studi. Qui imparò il francese, il tedesco e l’italiano. Nel 1802 si impiegò nel Ministero della Pubblica Istruzione, iniziò a frequentare i circoli letterari e pubblicò le sue prime poesie. Poi partecipò alle campagne contro Napoleone, la cui sconfitta definitiva permise a Batjuskov di tornare a San Pietroburgo. Qui si innamorò non ricambiato e la delusione lo portò a realizzare il tanto vagheggiato viaggio in Italia. Soggiornò a Napoli, Sorrento, Ischia e poi a Roma. Ma quando nel 1821 tornò in Russia iniziarono a manifestarsi i primi sintomi della malattia mentale che lo avrebbe accompagnato fino alla morte. Col passare del tempo i suoi disturbi si aggravarono: durante le crisi distruggeva i manoscritti e tentava il suicidio. Dichiarato incurabile dai medici, Batjuskov si rifugiò a Vologda, dov trascorse gli ultimi 30 anni della sua vita fuori dalla realtà. Tradusse Tibullo, Parny e Tasso, e una delle sue poesie più famose è proprio Il Tasso morente (1817).
“Faccio i bagni in acqua minerale, bevo acqua minerale, mi nutro di fichi, mi arrostisco al sole, passeggio per vialetti sotto tralci di vite al soffio del vento africano e, quel che è meglio, mi godo la più solenne vista del mondo. Davanti a me è sorrento, la culla di quell’uomo al quale debbo i più grandi godimenti della mia vita”. (Lettera da Ischia a V.A. Zukovskij)
“Proprio come l’imperatore Tiberio – la cui isola (Capri) si trova di fronte alla mia finestra – non sapeva in che modo cominciare il proprio messaggio al senato, così io, agitato da sentimenti contrastanti, in mezzo alle preoccupazioni e alle distrazioni, tra le visioni e le spese, in mezzo all’incessante vociare della gente che riempie il lungomare, al suono delle catene dei forzati, al canto dei pulcinella, dei lazzaroni e delle lavandaie non sono capace, non so da cosa incominciare la mia lettera…Ogni giorno il popolo si riversa a ondate nel vasto teatro a godere della musica di Rossini e del dilettevole canto delle sue sirene, mentre il nostro vicino Vesuvio si prepara all’eruzione; si dice che a Portici e nei dintorni i pozzi stiano incominciando a prosciugarsi: segno, secondo le parole degli osservatori, che il vulcano si metterà al lavoro”. (Lettera da Napoli a A.I. Turgenev)
Aleksej Kara-Murza, Napoli russa
Mamma, li turchi!
23 Agosto 2008

L’Impero Ottomano venne fondato alla fine del 1200 dai turchi ottomani, che prendevano il nome da Osman I, fondatore della dinastia ottomana.
Murad I. Accanto il principe serbo Stefan Lazar

Bayezid I e la grande Moschea di Bursa.
Alla morte di Murad ascese al sultanato il figlio Bayezid I che, appena incoronato, fece strangolare il fratello più giovane Yakub secondo la tradizionale legge ottomana del fratricidio, che “preveniva” eventuali colpi di stato. Bayezid prese in moglie Olivera Despina, la figlia del principe Lazar di Serbia, e con questo matrimonio permise alla sua prole di esigere quel trono per privilegio dinastico; quindi riconobbe Stefano Lazarević, il figlio di Lazar, come nuovo re della Serbia. Nel 1394 attraversò il Danubio e tentò di assalire la Valacchia di Mircea il Vecchio, ma fu sconfitto e il suo esercito decimato. Intanto dal 1391 Bayezid aveva posto l’assedio a Costantinopoli, capitale di un ormai decadente Impero bizantino. A quel punto, su richiesta dell’Imperatore bizantino Giovanni V, venne organizzata una nuova crociata, che però fu persa con la battaglia di Nicopoli (Bulgaria). Per festeggiare la vittoria Bayezid costruì la magnifica “Grande Moschea” (Ulu Camii) di Bursa.

Stanisław Chlebowski, Bayezid prigioniero di Tamerlano
La salvezza di Costantinopoli arrivò inattesa. Nel 1400, Tamerlano, capo dei Turco-Mongoli, sottomessi i regni locali precedentemente conquistati dagli ottomani, li unì in una lega contro Bayezid. Nella battaglia di Ankara del 1402 gli ottomani furono sconfitti e Bayezed catturato. Ci sono molti aneddoti circa la prigionia del sultano: si narra che Tamerlano lo chiudesse in gabbia come un trofeo, che lo usasse come poggiapiedi, e che facesse danzare la moglie nuda di fronte alla sua corte. Sta di fatto che un anno dopo la cattura, Bayezid morì.

Gentile Bellini, Maometto II. A lato Jean Chartier, Assedio di Costantinopoli.
Quando l’impero di Tamerlano si sfasciò, gli ottomani poterono risorgere. Nel 1453 il sultano Maometto II (1432-1481), detto poi Fatih (Conquistatore), riuscì a conquistare Costantinopoli, facendo cadere definitivamente l’Impero Romano d’Oriente. Dopo la conquista la città cambiò nome in Istambul. Soltanto la resistenza degli Ungheresi nell’assedio di Belgrado (1456) fermò per 70 anni l’avanzata verso l’Europa degli ottomani, che furono protagonisti di sporadiche incursioni come la conquista di Otranto (1480) e le razzie di Croazia e Stiria. La morte di Maometto II – seguita da un conflitto dinastico fra i due figli – permise di scacciare i turchi dalla città pugliese. In seguito gli ottomani spostarono la loro attenzione a est, espandendo i loro domini in Siria, Egitto e conquistando tutti i paesi arabi del Vicino Oriente.

Solimano il Magnifico
Con Solimano il Magnifico (1494-1566) i turchi ritentarono la strada di un’espansione nei Balcani, entrando nuovamente in contrasto con i regni europei. Nel 1521 conquistarono Belgrado, nel 1522 Rodi, nel 1526 nella battaglia di Mohács sconfissero il re d’Ungheria e Boemia Luigi II, che morì in combattimento. Nel 1529 tentarono l’assedio di Vienna, ma la città resistette. Cadde invece la capitale ungherese di Buda (1541). A quel punto molti stati danubiani patteggiarono una sottomissione formale.

Selim II
Sotto il regno di Selim II, detto “l’Ubriacone”, l’Impero Ottomano vide l’inizio della sua decadenza: il potere del sultano perse buona parte della sua autorevolezza; nella politica interna le cospirazioni delle donne dell’harem acquistarono maggiore influenza, e gli affari interni andarono nelle mani di funzionari sempre più inclini alla corruzione. Il gran visir Sokollu Mehmet Paşa riuscì comunque a concludere con l’Imperatore Massimiliano II la vantaggiosa pace di Adrianopoli, in base alla quale gli Ottomani acquisivano la Moldavia e la Valacchia, e l’Imperatore accettava di pagare tributi.

Ignoto, La battaglia di Lepanto
La conquista di Cipro nel 1570 fu un’effimera vittoria. I paesi europei si coalizzarono: Venezia, al comando del suo futuro doge Sebastiano Venier; la flotta spagnola di Don Juan de Austria - un figlio illegittimo di Carlo V; Genova, con una flotta guidata da Gianandrea Doria; i Cavalieri di Rodi con il loro Gran Maestro; e la flotta pontificia, affidata a Marcantonio Colonna. Gli europei inflissero ai turchi la pesante sconfitta a Lepanto (1571).

La battaglia di Vienna
Nei secoli XVI e XVII l’influenza degli Ottomani sui Balcani raggiunse l’apogeo. Nel 1683 i turchi tentarono nuovamente di assediare Vienna e di abbattere l’Impero asburgico. Ma furono sconfitti nella battaglia di Vienna da una coalizione multinazionale guidata da Giovanni III Sobieski re di Polonia-Lituania.
Fu l’inizio della decadenza del Sultanato, che comunque durò fino al 1923.



