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“Gli anni di Calvino, di Lutero, di Roma saccheggiata dai lanzi di Frundsberg, del potere papale sempre più corrotto e mondano, della Santa Inquisizione, di Savonarola bruciato sul rogo come Giordano Bruno, dei grandi scontri tra “eretici” e “osservanti”; ma anche anni che vedono un eccezionale fiorire di straordinari talenti: Leonardo da Vinci, Raffaello, Machiavelli, Gucciardini, Ludovico Ariosto, Tasso, Michelangelo… 1492-1600: due grandissimi giornalisti ci raccontano un periodo travagliato e contraddittorio della storia, in cui l’Italia ha perso la sua grande occasione per diventare un paese moderno. “

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Napoli, il monumentale Palazzo Spinelli di Tarsia, realizzato da Domenico Antonio Vaccaro. Il palazzo venne eretto su commissione dei principi Spinelli: doveva avere una biblioteca pubblica con all’interno una ricca collezione di libri di scienze e strumenti matematici raccolti in una piramide; una grande area verde interna, oggi scomparsa, rielaborava i giardini pensili di Babilonia. Con l’estinzione della famiglia Spinelli le strutture furono via via rimaneggiate: oggi il palazzo è destinato a condomini privati.

Ferdinando Sanfelice nacque a Napoli da una famiglia aristocratica. Nonostante le sue innate attitudini artistiche (era un prodigio nel disegno), per volere del padre dovette fare studi giuridici. Solo alla morte del genitore potè dedicarsi alla sua vera passione: l’architettura.

Palazzo dello Spagnuolo

La facciata di Ferdinando Sanfelice

La Chiesa di Santa Maria della Redenzione dei Captivi a Napoli venne fondata nella seconda metà del XVI secolo da un’associazione caritativa che raccoglieva fondi per il riscatto dei cristiani fatti prigionieri, “captivi”, sulle coste del Mediterraneo dai cosiddetti pirati barbareschi (in realtà erano corsari e non pirati). In un primo momento l’associazione operò nella chiesa di San Domenico Maggiore, per poi iniziare la costruzione di un nuovo edificio di culto su un suolo concesso dai Celestini del vicino tempio di San Pietro a Majella. Importante fu il rifacimento settecentesco della chiesa ad opera di Ferdinando Sanfelice. All’interno, sulla controfacciata vi sono dipinti del fiammingo Teodoro d’Errico; i dipinti degli altari laterali sono invece di Giuseppe Simonelli e Nicola Malinconico (1663-1721), due allievi di Luca Giordano. L’altare maggiore fu coinvolto nell’opera di restauro del Sanfelice e venne eseguito da Lorenzo Fontana, mentre i putti sono di Domenico Antonio Vaccaro. Sull’altare maggiore un dipinto di Giacomo Farelli, ll riscatto degli schiavi (1672), dove una Madonna con Bambino sormonta un gruppo di schiavi in attesa di un’imbarcazione che viene a riscattarli.

Il fenomeno della pirateria è sempre stato presente nel Mediterraneo da quando nel VII secolo gli Arabi si affacciarono sulle coste orientali, interrompendo un lungo periodo di relativa tranquillità. Se per diverso tempo furono in uso altre denominazioni (in particolare Saraceni), dopo l’espansione della potenza ottomana nel Cinquecento si comincia ad usare sistematicamente l’espressione pirati barbareschi, con riferimento agli Stati barbareschi dove questi avevano le loro basi.

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I pirati barbareschi non si limitavano a depredare le navi, effettuavano spesso anche incursioni sulla terraferma, dove catturavano grandi quantità di schiavi. I “captivi” erano un enorme capitale sia nel caso di vendita sia in quello di riscatto, sia infine come forza lavoro a costo zero (in Marocco, il sultano Mulay Ismail si fece costruire un intero palazzo fortificato esclusivamente con il lavoro degli schiavi cristiani catturati dai pirati; e del resto la Reggia di Caserta è stata edificata con il rilevante apporto di equipaggi barbareschi catturati dalle navi della Real Marina del Regno delle Due Sicilie).

Il più conosciuto dei pirati barbareschi è Khair ad Din detto Barbarossa che nel 1510, dopo essere stato chiamato a difendere Algeri dagli Spagnoli, ne uccise il sovrano e si sostituì a lui, facendo della città una delle basi più importanti per la “guerra da corsa”.

Links:

I Borbone di Napoli e i Pirati barbareschi: un secolo di lotte

Antonietta Frapolli: una dama milanese rapita dai corsari 

Napoli, la Galleria Umberto I (1887-1990).

La zona su cui sorge la Galleria Umberto I era già intensamente urbanizzata nel XVI secolo ed era caratterizzata da un groviglio di strade parallele raccordate da brevi vicoli che, da via Toledo, sboccavano di fronte a Castel Nuovo. Questi vicoli godevano di cattiva fama e vi si consumavano delitti di ogni genere. La cattiva fama conquistata nei secoli dalla zona si mantenne per quasi tutto l’Ottocento.

Negli anni ‘80 del XIX secolo il degrado toccò punte estreme: nei vicoli si levavano edifici a sei piani, la situazione igienica era pessima e non fa meraviglia che tra il 1835 ed il 1884 in questa area si fossero verificate ben nove epidemie di colera. Sotto la spinta dell’opinione pubblica, dopo l’epidemia del 1884 si cominciò a considerare un intervento governativo.

Nel 1885 fu approvata la “Legge per il risanamento della città di Napoli”, grazie alla quale la zona di Santa Brigida ricevette una nuova definizione territoriale. Furono presentate varie proposte, il progetto che risultò vincente fu quello dell’ingegnere Emmanuele Rocco, che fu poi ampliato da Ernesto di Mauro. Tale progetto prevedeva una galleria a quattro braccia che si intersecavano in una crociera ottagonale coperta da una cupola. Le demolizioni degli edifici preesistenti iniziarono il primo maggio 1887 ed il 5 novembre dello stesso anno fu posta la prima pietra dell’edificio. Nel giro di tre anni, precisamente il 19 novembre 1890, la nuova galleria veniva inaugurata.

da wikipedia

Art Nouveau in Francia

21 Settembre 2007

Eugene Vallin.

René Lalique.

Emile Gallè.

Georges Chedanne.

Hector Guimard.

Art Nouveau in Europa

Art Nouveau in Inghilterra

21 Settembre 2007

Mackay Hugh Baillie Scott, Pianoforte (1897)

Charles Harrison Townsend, Bishopgate Institute (1891-94).

Charles Robert Ashbee, Posate.

 

James Ferrier Pryde, Ritratto di W. P. Nicholson (1898).

Aubrey Beardsley, The peacok skirt (1893).

William Morris, carte da parati. 

Arthur Heygate Mackmurdo, sedia (1882).

L’Art Nouveau in Europa

21 Settembre 2007

Inghilterra: (Mackmurdo, William Morris) Arthur Beardsley (grafica), James Pryde (grafica), William Nicholson (grafica), Charles Richetts (grafica), The Dial,  Charles Robert Ashbee (architettura) , Charles Harrison Townsend (architettura), Mackay Hugh Baillie Scott (architettura), Charles Frances Annesley Woisey (arredamento),  Gordon Craig (regia e scenografia).

Francia: Toulouse-Lautrec, Hector Guimard, Les Cinq, Gallé, Lalique. 

Belgio: Horta, Van de Velde, Minne, Khnopff

Austria: Klimt.

Spagna: Gaudì.

http://www.art-nouveau-europa.net/

Collezionismo: Samuel Bing

17 Settembre 2007

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L’Art Nouveau a Parigi.

Un complesso e ricco movimento come l’Art Nouveau deriva il suo nome da quello di un negozietto parigino aperto nel 1895, l’Art Nouveau Bing, che sfoggiava pezzi lussuriosi dal design esotico. Il proprietario, Sigfrid “Samuel” Bing (1838 – 1905), era un mercante d’arte tedesco naturalizzato francese.

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http://www.hku.hk/french/dcmScreen/lang3022/lang3022_japonisme.htm

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http://www.expo-bing.be/