Al cinema, Chéri

21 Agosto 2009

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Da Canaletto a Tiepolo, la mostra al Palazzo Reale di Milano

Pittura veneziana del Settecento, mobili e porcellane dalla collezione Terruzzi

“La collezione Terruzzi si è formata negli ultimi cinquant’anni sull’onda di una grande passione per l’arte in tutte le sue forme ed espressioni. Quello che più colpisce visitandola è la complessità delle scelte che non si polarizzano essenzialmente su tematiche e generi particolari. Al di là infatti di taluni nuclei fondamentali – la pittura veneziana del Settecento, in primis – la raccolta si compone di un florilegio di testimonianze artistiche che spazia dalle tavole a fondo oro e dai fronti di cassone rinascimentali alle tormentate espressioni paesaggistiche di Magnasco, a quelle trionfali di Giovanni Paolo Panini, via via fino alla produzione moderna di Guttuso, De Chirico o Severini. Il nucleo pittorico si integra poi con una delle più consistenti – per qualità e quantità – raccolte di mobili sette/ottocenteschi in mano privata, la grande maggioranza dei quali di qualità assolutamente museale. Porcellane, argenti ed arazzi completano l’insieme della collezione, che nella sua globalità comprende più di 5000 pezzi.
Il volume focalizza l’attenzione su un settore particolare, su una delle grandi passioni di questi collezionisti, la pittura veneziana del Settecento. Vedute e paesaggi di Carlevarijs, Canaletto, Marieschi e Guardi, come di Marco Ricci, Richter e Cimaroli dialogano con le storie mitologiche ed eroiche del Ricci, di Pellegrini e Pittoni, come con il chiacchiericcio di Longhi o con le favolette di Jacopo Amigoni. Le ultime due sale sono un omaggio a Tiepolo, padre e figlio: di Giambattista viene esposto il ciclo realizzato per Palazzo Sandi a Venezia, di Gian Domenico parte degli affreschi provenienti da Palazzo Valmarana a Vicenza. Due cicli di superba qualità artistica: di grande forza plastica e cromatica il primo, di una sublime, asettica eleganza quasi neoclassica il secondo.
Due sezioni a parte mostrano l’altra faccia del collezionismo dei Terruzzi, la predilezione per gli arredi e le arti decorative: sono esposti alcuni dei mobili più preziosi della raccolta, come anche alcune delle più eleganti porcellane, sia occidentali, che orientali. Una campionatura numericamente contenuta, ma qualitativamente altissima che ancor più testimonia il pregevole livello di questa raccolta.”

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“Gli anni di Calvino, di Lutero, di Roma saccheggiata dai lanzi di Frundsberg, del potere papale sempre più corrotto e mondano, della Santa Inquisizione, di Savonarola bruciato sul rogo come Giordano Bruno, dei grandi scontri tra “eretici” e “osservanti”; ma anche anni che vedono un eccezionale fiorire di straordinari talenti: Leonardo da Vinci, Raffaello, Machiavelli, Gucciardini, Ludovico Ariosto, Tasso, Michelangelo… 1492-1600: due grandissimi giornalisti ci raccontano un periodo travagliato e contraddittorio della storia, in cui l’Italia ha perso la sua grande occasione per diventare un paese moderno. “
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24 ottobre 2008 - 8 febbraio 2009
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La mostra racconta l’immagine del potere e il potere dell’immagine, dall’ottica straordinaria dell’universo femminile. Un universo indagato attraverso due figure della grande dinastia medicea, Caterina e Maria, che legittimano il proprio potere dopo la morte dei rispettivi mariti, attraverso una scaltra sapienza politica. Giungeranno a Firenze quindici arazzi monumentali che trovarono origine nel poema epico Histoire de la Royne Arthémise, composto nel 1561-1562 con l’intento di celebrare la regina Caterina de’ Medici, vedova di Enrico II di Francia e reggente del regno. Gli arazzi vennero tessuti vari decenni più tardi, a partire dal 1607, per volere di Enrico IV, in onore della moglie Maria de’ Medici, e raffigurano episodi della vita di due antiche regine della Caria, entrambe di nome Artemisia. Artemisia I, alleata di Serse contro i Greci, partecipò alla battaglia di Salamina del 480 a. C.; Artemisia II, vissuta un secolo più tardi, vedova del re Mausolo, fece erigere in sua memoria ad Alicarnasso il celebre Mausoleo, conosciuto come una delle Sette Meraviglie del mondo.
 
Ulteriori sezioni della mostra illustrano la personalità delle due regine medicee, e sottolineano la straordinaria raffinatezza che ha caratterizzate le loro committenze. Una sezione è infine dedicata all’iconografia della figura di Artemisia.
 
Oltre  a preziosi oggetti di oreficeria, si segnalano alcune curiosità, come il talismano appartenuto a Caterina, una lettera autografa di Maria con un suo disegno, una tela che ritrae Enrico IV e Maria in un banchetto all’aperto.

Enrico IV, Le Vert Galant

18 Settembre 2008

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Enrico IV era chiamato Le Vert Galant perché amava vestire di verde ed era un gran donnaiolo. “Nel 1608, a cinqantaquattr’anni, era già tutto bianco, la faccia stirata, incartapecorita. Ma il suo spirito galante non disarmava. Dopo Gabriella d’Estrées, così miseramente finita, ci fu  Enrichetta d’Entragues. Dopo Enrichetta d’Entragues, da lui nominata marchesa di Verneuil, ci fu Giacomina di Bueil, promossa a contessa di Moret; e dopo di lei Carlotta des Essart, diplomata contessa a sua volta, contessa di Romorantin; ciò senza portare in computo le favorite di passaggio, e dando per sottintesa la Regina, Maria de’ Medici. Il Re Cristianissimo viveva in mezzo e tutte queste donne, ivi compresa la consorte legittima, occupandosi alacremente dei figli e figlie che ne aveva ricavato: sei legittimi, otto naturali. La sua Corte assomigliava abbastanza da vicino all’harem del Turco.” da C.E.Gadda, I Luigi di Francia

Mogli e amanti di Enrico IV 

Anonimo, Gabriella d’Estrées e una delle sue sorelle (1594).

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Pieter Paul Rubens, Maria de’ Medici

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Giambattista Tiepolo, Minerva trattiene Achille dall’uccidere Agamennone.

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Canaletto, Il Campo di Rialto.

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