Luca Clerici: Il viaggiatore meravigliato
8 Settembre 2008
La nascita del mondo moderno (1780-1914)
8 Settembre 2008

“Ben prima dell’inizio canonico della globalizzazione di fine Novecento, le tendenze storiche possono essere collegate per rivelare l’interconnessione e l’interdipendenza dei cambiamenti politici e sociali a livello planetario. Da un canto eventi mondiali chiave, come le rivoluzioni europee del 1789 e del 1848, si riverberarono all’esterno e si mescolarono con le convulsioni che si producevano all’interno di altre società. Dall’altro, eventi esterni all’emergente «nocciolo» europeo e americano dell’economia industriale, come le ribellioni avvenute in Cina e in India a metà Ottocento, agivano a loro volta su quel nucleo in formazione, plasmandone le ideologie e forgiando nuovi conflitti politici e sociali. Via via che gli eventi si facevano più interconnessi e interdipendenti, anche le forme dell’agire umano si adattarono reciprocamente finendo con l’assomigliarsi dappertutto nel mondo.
Tutte le storie locali, nazionali o regionali devono essere storie globali. Perché non è più possibile scrivere una storia «europea» o «americana» in senso stretto, in un’epoca nella quale le idee, i movimenti politici e le pratiche culturali hanno già preso a scavalcare oceani e confini transitando da un paese all’altro.
Con questa convinzione, e attingendo ad una mole sterminata di conoscenze con mirabile capacità narrativa, Bayly ripercorre il sorgere di uniformità globali nello Stato, nella religione, nelle arti, nei rapporti di genere, nelle ideologie politiche e nella vita economica così come si svilupparono nel corso del XIX secolo. Raccontando la crescita dell’uniformità nelle grandi istituzioni come le Chiese, le corti o i sistemi giudiziari, ma anche nelle cosiddette «pratiche corporee»: i modi in cui la gente si vestiva, parlava, mangiava e si comportava all’interno della famiglia.
Il quadro che si disegna è una «world history» che si sottrae a qualunque visione finalistica e unidirezionale, che accetta di essere decentrata e segnata dalla discontinuità, dalle rotture non preannunciate e insieme dal permanere di antiche forme di dominio.”
Pietro Colletta: Storia del Reame di Napoli
7 Settembre 2008

Pietro Colletta (1775-1831)
Lumi ed ombre di Russia: Karamzin (1766-1826)
28 Agosto 2008

Ricordato come padre della moderna lingua letteraria russa e autore dei 13 volumi della Storia dello Stato Russo, Nikolaj Michajlovič Karamzin nacque in un villaggio a sud-est di Mosca. Figlio di un ufficiale dell’esercito, si trasferì presto a San Pietroburgo, dove si mantenne facendo traduzioni di autori stranieri. A venticinque anni entrò in contatto con il gruppo dei giovani massoni moscoviti di Nikolaj Novikov e della ”Amichevole società studiosa”. Nel 1789 partì per l’Europa, dove divenne testimone diretto dei fatti rivoluzionari francesi. Al suo ritorno pubblicò i sei volumi di Lettere di un viaggiatore russo – ispirate al Viaggio sentimentale di Laurence Sterne – in cui narra le sue peregrinazioni in Germania, Francia, Svizzera e Inghilterra.
Lumi ed ombre di Russia: Batjuskov (1787-1855)
28 Agosto 2008
Kostantin Batjuskov nacque a Vologda nel maggio del 1787 da una famiglia nobile ma non ricchissima. Trascorse l’infanzia nella tenuta di famiglia e appena adolescente andò a San Pietroburgo per continuare gli studi. Qui imparò il francese, il tedesco e l’italiano. Nel 1802 si impiegò nel Ministero della Pubblica Istruzione, iniziò a frequentare i circoli letterari e pubblicò le sue prime poesie. Poi partecipò alle campagne contro Napoleone, la cui sconfitta definitiva permise a Batjuskov di tornare a San Pietroburgo. Qui si innamorò non ricambiato e la delusione lo portò a realizzare il tanto vagheggiato viaggio in Italia. Soggiornò a Napoli, Sorrento, Ischia e poi a Roma. Ma quando nel 1821 tornò in Russia iniziarono a manifestarsi i primi sintomi della malattia mentale che lo avrebbe accompagnato fino alla morte. Col passare del tempo i suoi disturbi si aggravarono: durante le crisi distruggeva i manoscritti e tentava il suicidio. Dichiarato incurabile dai medici, Batjuskov si rifugiò a Vologda, dov trascorse gli ultimi 30 anni della sua vita fuori dalla realtà. Tradusse Tibullo, Parny e Tasso, e una delle sue poesie più famose è proprio Il Tasso morente (1817).
“Faccio i bagni in acqua minerale, bevo acqua minerale, mi nutro di fichi, mi arrostisco al sole, passeggio per vialetti sotto tralci di vite al soffio del vento africano e, quel che è meglio, mi godo la più solenne vista del mondo. Davanti a me è sorrento, la culla di quell’uomo al quale debbo i più grandi godimenti della mia vita”. (Lettera da Ischia a V.A. Zukovskij)
“Proprio come l’imperatore Tiberio – la cui isola (Capri) si trova di fronte alla mia finestra – non sapeva in che modo cominciare il proprio messaggio al senato, così io, agitato da sentimenti contrastanti, in mezzo alle preoccupazioni e alle distrazioni, tra le visioni e le spese, in mezzo all’incessante vociare della gente che riempie il lungomare, al suono delle catene dei forzati, al canto dei pulcinella, dei lazzaroni e delle lavandaie non sono capace, non so da cosa incominciare la mia lettera…Ogni giorno il popolo si riversa a ondate nel vasto teatro a godere della musica di Rossini e del dilettevole canto delle sue sirene, mentre il nostro vicino Vesuvio si prepara all’eruzione; si dice che a Portici e nei dintorni i pozzi stiano incominciando a prosciugarsi: segno, secondo le parole degli osservatori, che il vulcano si metterà al lavoro”. (Lettera da Napoli a A.I. Turgenev)
Aleksej Kara-Murza, Napoli russa
Indro Montanelli: L’Italia giacobina e carbonara
9 Agosto 2008




