
Voltaire, Il secolo di Luigi XIV
“Lo sguardo di Voltaire è animato da una sincera ammirazione per il grand siècle e soprattutto per la figura di Luigi il Grande; lo stato della monarchia francese nel secolo XVII (che trovò nella reggia di Versailles il suo simbolo artistico e il suo scenario magnifico) è percepito come l’apogeo dello splendore e della vitalità della nazione, anche nei rapporti internazionali, in contrapposizione con i sintomi di indebolimento e di inerzia, nel governo, nei valori, nel gusto, a suo avviso sempre più evidenti nella Francia del primo Settecento. Il Siècle de Louis XIV, capolavoro letterario oltre che di storiografia, vuole così essere l’affresco di un secolo mirabile, il secolo di Racine e di Corneille, di Molière, di Poussin, di La Fontaine e di Colbert. Onore, grandezza, prestigio, potenza nazionali sono valori per i quali Voltaire dimostra una spiccata sensibilità e che gli suggeriscono un atteggiamento di ammirazione e perfino di rimpianto per un’epoca contrassegnata dal massimo grado di politesse (raffinatezza) mai raggiunto in precedenza da una società, come quella francese, divenuta un modello per tutte le nazioni grazie all’operato del Grande Re.”
Max Gallo, Re Sole
“Luigi XIV non ha ancora compiuto cinque anni quando, alla morte del padre, viene proclamato re di Francia. Lo attende un lunghissimo regno durante il quale incarnerà l’essenza stessa della monarchia assoluta e conoscerà amori tempestosi per donne di straordinario fascino e temperamento. Ma l’infanzia è tutt’altro che facile per il futuro Re Sole: un bambino taciturno e ipersensibile, che deve sempre ricordarsi di essere un sovrano e non può abbandonarsi alle emozioni come chiunque altro, perché gli occhi di tutti sono puntati su di lui. Neppure al capezzale dell’adorata madre, la potente Anna d’Austria, ormai consumata da un male incurabile, può scoppiare in lacrime come vorrebbe. Come se non bastasse, Luigi XIV è costretto a imparare prima del tempo che deve guardarsi dalle insidie della nobiltà e dalle ambizioni del cardinale Mazzarino: un uomo dalla voce melodiosa e dallo sguardo velato, ma avido e rapace, dal quale comunque apprende l’arte del governo, proprio mentre alla corte arrivano segnali dell’instabilità popolare, subdolamente alimentata dalla Fronda. Chi regna è sempre solo, non può avere fiducia in nessuno se non in Dio, l’unico a essergli superiore e con il quale può dialogare. Da questa consapevolezza Luigi XIV trae forza per tener fede al senso della propria missione che coltiva fin da bambino e che, una volta adulto, lo indurrà a imporsi per assumere nelle proprie mani le redini della Francia. Passioni, intrighi politici, vita mondana e conflitti si intrecciano in questo romanzo.”

Memorie di Luigi XIV
“Le “Memorie di Luigi XIV per l’istruzione del Delfino” non sono autografe, ma sono state redatte tra il 1666 e il 1671 da due segretari, Périgny e Pellisson, in composizioni successive, costantemente riviste dal re. Si può dire che Luigi XIV abbia concepito il progetto di scrivere le sue Memorie fin dall’inizio del suo governo, dopo la morte del cardinal Mazzarino. [...] Ogni contributo alla conoscenza del pensiero e della personalità di un grande sovrano, come quello che regnò nell’epoca che Voltaire chiamava “il secolo più illuminato della storia”, è prezioso; e questo corpo d’istruzioni politiche, non destinato al pubblico, ma all’educazione di un fanciullo che all’inizio dell’opera aveva cinque anni [...], si configura al primo sguardo, al di là dell’intenzione esterna, come un rendiconto delle proprie azioni a se stesso e una chiarificazione delle proprie idee. È l’autore stesso ad affermare che l’esposizione ordinata dei propri pensieri lo aiuta a perfezionarli. Si può dire che il giovane sovrano, soffermandosi nel corso di cinque anni, dal 1666 al 1671, su princìpi politici che non erano astratti, ma che egli aveva immediatamente sperimentato nei casi concreti, abbia piuttosto completato la propria educazione. In questa luce, la cronaca delle sue prime esperienze di governo personale, così piene di successi, assume un particolare interesse.”

Antonia Fraser, Gli amori del Re Sole
“Di Luigi XIV è stato scritto moltissimo, ma finora nessuno aveva analizzato nella sua interezza il suo rapporto con l’universo femminile. Lo fa in questo libro Antonia Fraser, che ricostruisce il lato più intimo del Re Sole partendo com’è ovvio dal rapporto con la madre Anna d’Austria, con Maria Mancini e con la moglie Maria Teresa, che trattò sempre con grande rispetto nonostante i numerosi tradimenti, durati tutto l’arco di una vita. Antonia Fraser non si limita però solo a descrivere le relazioni sentimentali del sovrano: mostra quali fossero nel diciassettesimo secolo i sottili meccanismi dell’arte del corteggiamento, che cosa fosse la galanteria e in che misura amanti e mogli, madri e figlie avessero la possibilità di esercitare un controllo sui propri destini.”
Simone Bertière, Le donne del Re Sole
“Luigi XIV si circondò dei maestosi giardini di Versailles e di uno stuolo di donne adoranti o spudoratamente interessate. Donne forti come Madame de Maintenon o ingenue come Maria Mancini, nipote di Mazzarino, che accarezzò per un attimo l’illusione di diventare regina, ma fu sacrificata alla suprema ragion di stato. Donne ambiziose come la cognata Enrichetta d’Inghilterra, o ambigue come Madame de Montespan, che rischiò di compromettere la politica di riforma giudiziaria del re per il suo presunto coinvolgimento nel famoso “Affare dei veleni”. E, al di sopra di tutte, naturalmente, la regina Maria Teresa, figlia del re di Spagna, molto insignificante e molto tradita, un astro spento in mezzo a un firmamento di stelle.”