I Borbone di Francia

18 Settembre 2008

Enrico IV

 

Luigi XIII

 

Luigi XIV, regnò fino al 1715. Quando dopo di lui passarono di moda le parrucche lunghe, i barbieri di Francia esplosero in una rivolta. 

 

Filippo II di Borbone-Orléans, il Reggente dal 1715 al 1723. Era nipote di Luigi XIV e ne aveva sposato una figlia, Francesca Maria detta Mademoiselle de Blois.

 

Luigi XV (1715-74), re a soli 5 anni, a 60 era considerato ancora “il più bell’uomo di Francia”.

 

Luigi XVI (1774-92), figlio del Delfino Luigi, era un appassionato di serrature e fu probabilmente il primo collezionista di chiavi. Eseguì egli stesso delle serrature di qualità. In Francia già Carlo IX (1550-1574) fu serraturiere di talento, mentre Luigi XIII di Borbone (1601-1643) si dedicò all’arte del ferro battuto. A Nantes, re Stanislao I Leszczynski (1677-1766), ex re di Polonia rifugiato in Francia, teneva sempre a corte il proprio fabbro Jean Lamour.

Re Sole

18 Settembre 2008

I libri del Re Sole

18 Settembre 2008

 

Voltaire, Il secolo di Luigi XIV

“Lo sguardo di Voltaire è animato da una sincera ammirazione per il grand siècle e soprattutto per la figura di Luigi il Grande; lo stato della monarchia francese nel secolo XVII (che trovò nella reggia di Versailles il suo simbolo artistico e il suo scenario magnifico) è percepito come l’apogeo dello splendore e della vitalità della nazione, anche nei rapporti internazionali, in contrapposizione con i sintomi di indebolimento e di inerzia, nel governo, nei valori, nel gusto, a suo avviso sempre più evidenti nella Francia del primo Settecento. Il Siècle de Louis XIV, capolavoro letterario oltre che di storiografia, vuole così essere l’affresco di un secolo mirabile, il secolo di Racine e di Corneille, di Molière, di Poussin, di La Fontaine e di Colbert. Onore, grandezza, prestigio, potenza nazionali sono valori per i quali Voltaire dimostra una spiccata sensibilità e che gli suggeriscono un atteggiamento di ammirazione e perfino di rimpianto per un’epoca contrassegnata dal massimo grado di politesse (raffinatezza) mai raggiunto in precedenza da una società, come quella francese, divenuta un modello per tutte le nazioni grazie all’operato del Grande Re.”

Re Sole  

Max Gallo, Re Sole

Luigi XIV non ha ancora compiuto cinque anni quando, alla morte del padre, viene proclamato re di Francia. Lo attende un lunghissimo regno durante il quale incarnerà l’essenza stessa della monarchia assoluta e conoscerà amori tempestosi per donne di straordinario fascino e temperamento. Ma l’infanzia è tutt’altro che facile per il futuro Re Sole: un bambino taciturno e ipersensibile, che deve sempre ricordarsi di essere un sovrano e non può abbandonarsi alle emozioni come chiunque altro, perché gli occhi di tutti sono puntati su di lui. Neppure al capezzale dell’adorata madre, la potente Anna d’Austria, ormai consumata da un male incurabile, può scoppiare in lacrime come vorrebbe. Come se non bastasse, Luigi XIV è costretto a imparare prima del tempo che deve guardarsi dalle insidie della nobiltà e dalle ambizioni del cardinale Mazzarino: un uomo dalla voce melodiosa e dallo sguardo velato, ma avido e rapace, dal quale comunque apprende l’arte del governo, proprio mentre alla corte arrivano segnali dell’instabilità popolare, subdolamente alimentata dalla Fronda. Chi regna è sempre solo, non può avere fiducia in nessuno se non in Dio, l’unico a essergli superiore e con il quale può dialogare. Da questa consapevolezza Luigi XIV trae forza per tener fede al senso della propria missione che coltiva fin da bambino e che, una volta adulto, lo indurrà a imporsi per assumere nelle proprie mani le redini della Francia. Passioni, intrighi politici, vita mondana e conflitti si intrecciano in questo romanzo.”

Memorie di Luigi XIV

“Le “Memorie di Luigi XIV per l’istruzione del Delfino” non sono autografe, ma sono state redatte tra il 1666 e il 1671 da due segretari, Périgny e Pellisson, in composizioni successive, costantemente riviste dal re. Si può dire che Luigi XIV abbia concepito il progetto di scrivere le sue Memorie fin dall’inizio del suo governo, dopo la morte del cardinal Mazzarino. [...] Ogni contributo alla conoscenza del pensiero e della personalità di un grande sovrano, come quello che regnò nell’epoca che Voltaire chiamava “il secolo più illuminato della storia”, è prezioso; e questo corpo d’istruzioni politiche, non destinato al pubblico, ma all’educazione di un fanciullo che all’inizio dell’opera aveva cinque anni [...], si configura al primo sguardo, al di là dell’intenzione esterna, come un rendiconto delle proprie azioni a se stesso e una chiarificazione delle proprie idee. È l’autore stesso ad affermare che l’esposizione ordinata dei propri pensieri lo aiuta a perfezionarli. Si può dire che il giovane sovrano, soffermandosi nel corso di cinque anni, dal 1666 al 1671, su princìpi politici che non erano astratti, ma che egli aveva immediatamente sperimentato nei casi concreti, abbia piuttosto completato la propria educazione. In questa luce, la cronaca delle sue prime esperienze di governo personale, così piene di successi, assume un particolare interesse.”

Antonia Fraser, Gli amori del Re Sole

“Di Luigi XIV è stato scritto moltissimo, ma finora nessuno aveva analizzato nella sua interezza il suo rapporto con l’universo femminile. Lo fa in questo libro Antonia Fraser, che ricostruisce il lato più intimo del Re Sole partendo com’è ovvio dal rapporto con la madre Anna d’Austria, con Maria Mancini e con la moglie Maria Teresa, che trattò sempre con grande rispetto nonostante i numerosi tradimenti, durati tutto l’arco di una vita. Antonia Fraser non si limita però solo a descrivere le relazioni sentimentali del sovrano: mostra quali fossero nel diciassettesimo secolo i sottili meccanismi dell’arte del corteggiamento, che cosa fosse la galanteria e in che misura amanti e mogli, madri e figlie avessero la possibilità di esercitare un controllo sui propri destini.”

 

Simone Bertière, Le donne del Re Sole

Luigi XIV si circondò dei maestosi giardini di Versailles e di uno stuolo di donne adoranti o spudoratamente interessate. Donne forti come Madame de Maintenon o ingenue come Maria Mancini, nipote di Mazzarino, che accarezzò per un attimo l’illusione di diventare regina, ma fu sacrificata alla suprema ragion di stato. Donne ambiziose come la cognata Enrichetta d’Inghilterra, o ambigue come Madame de Montespan, che rischiò di compromettere la politica di riforma giudiziaria del re per il suo presunto coinvolgimento nel famoso “Affare dei veleni”. E, al di sopra di tutte, naturalmente, la regina Maria Teresa, figlia del re di Spagna, molto insignificante e molto tradita, un astro spento in mezzo a un firmamento di stelle.”

Favorite di Luigi XIV

18 Settembre 2008

Maria Mancini

 

Louise de La Valliere

 

Madame de Montespan

 

Madame de Maintenon

Gian Gastone de’ Medici non amava la vita mondana, non aveva ambizioni e il lavoro gli pesava. Si fece vedere in pubblico solo nei primi anni di regno, quindi rimase chiuso prima nei suoi appartamenti, poi nella sua camera, infine nel suo letto. Qui riceveva anche ministri e ambasciatori.

A letto, pranzava alle cinque del pomeriggio e cenava alle due di notte. I cani dormivano con lui. Puzzava di tabacco e di vino. Sempre a letto vomitava, faceva i propri bisogni o ideava novità come il fare entrare in camera un somaro, dei saltimbanchi o degli orsi.

Il meglio del tempo erano per lui i festini organizzati dal suo favorito Giuliano Dami. Per puro masochismo, godeva ad essere offeso, insultato e derubato. 

Morto Gian Gastone senza eredi, per effetto della Guerra di Successione Polacca il Granducato di Toscana passò all’Austria, nella persona di Francesco Stefano di Lorena, marito di Maria Teresa d’Asburgo.  

Antonio Corradini (Este, 6 settembre 1668 – Napoli, 29 giugno 1752) scolpì La Pudicizia Velata a Napoli nel 1752, in onore di Cecilia Gaetani dell’Aquila d’Aragona, madre di Raimondo Di Sangro. Opere di Corradini si trovano ad Este (Altare del Sacramento nel Duomo), Venezia (S.Marco Evangelista, oggi al Museo Correr), al Louvre (La donna velata), a Praga (Scrigno di S. Giovanni), a Roma (La Vestale Tuccia o La Velata di Palazzo Barberini), dove operò fino al 1744, quando si trasferì a Napoli per lavorare alla Cappella Sansevero.

Ferdinando Sanfelice nacque a Napoli da una famiglia aristocratica. Nonostante le sue innate attitudini artistiche (era un prodigio nel disegno), per volere del padre dovette fare studi giuridici. Solo alla morte del genitore potè dedicarsi alla sua vera passione: l’architettura.

Palazzo dello Spagnuolo

Il potere delle donne

26 Agosto 2008

“Non si è mai sazi di queste mitiche figure femminili che montagne di biografie e romanzi hanno di volta in volta esaltato o denigrato, icone avventurose o romantiche, melodrammatiche o futili, raggelate dal tempo. Scorrono adesso tutte insieme, da Caterina de’ Medici a Maria Antonietta, dai primi decenni del XVI secolo alla fine del XVIII, gemme della storia e delle storie delle donne, con le loro fortune e sfortune, col potere della loro bellezza e della loro sottomissione, il fervore della loro ambizione o del loro ardore, lo slancio della loro intelligenza o della loro astuzia, nell’affascinante nuovo libro di Benedetta Craveri; la scrittrice che si muove nelle corti e nei castelli dei Valois e dei Borbone, dei Guisa o dei Lorena con la grazia somma della cultura, della curiosità, del pensiero, della scrittura magnifica. (Natalia Aspesi)

Un Generale particolare

25 Agosto 2008

Luigi II di Vendôme detto Il Gran Vendôme (1654-1712), sesto Duca di Vendôme, Duca di Beaufort, Duca d’Étampes e Conte di Penthièvre, Conte di Dreux e Principe d’Anet e di Martigues, fu un grande generale francese. La madre, Laura Vittoria Mancini, era una delle nipoti di Mazarino, le celebri “mazarinettes”. Il Duca entrò nell’esercito a diciott’anni e, tra vittorie e sconfitte, combattè tutta la vita. Poi a 56 anni decise di mettere la testa a posto e sposò Maria Anna di Borbone-Condé, una nipote del Gran-Condè, l’eroe della Guerra dei Trent’anni. La coppia però non ebbe figli. E non avrebbe potuto, dal momento che il generale – come riferisce anche Saint-Simon nelle sue Memorie - era omosessuale. Il generale aveva anche un’altra particolarità: non si svegliava mai prima delle 4 del pomeriggio.