Via dalla pazza folla: Thomas Hardy
30 Marzo 2008

Lo studio di Thomas Hardy (1840-1928)
Nacque e crebbe nel Dorset, che diventerà il “Wessex” dei suoi romanzi, in un’umile famiglia. Compì studi di architettura e andò dapprima ad abitare a Londra per esercitare la professione che abbandonò presto per dedicarsi alla letteratura.
Nel 1874 si sposò con Emma Gifford e si stabilì in una casa di campagna, Max Gate, presso Dorchester, dove trascorse l’intera vita senza alcun evento degno di rilievo.
Divenne in breve tempo un importante intellettuale, nonché romanziere di successo. Jude l’oscuro è il suo ultimo romanzo: esso è anche la sua opera più pessimistica, e piacque talmente poco al pubblico vittoriano da indurre lo scrittore a pensare di aver raggiunto la fine della prosa: i suoi ultimi lavori sono infatti poesie. Nel 1914, due anni dopo la scomparsa di Emma, si sposò una seconda volta con Florence Emily Dugdale che sarà la sua biografa. Morto nel 1928, fu sepolto nell’Abbazia di Westminster.
da Wikipedia
OPERE:
- Sotto l’albero del verde bosco (1872)
- Via dalla pazza folla, (1874)
- Il ritorno al paese (1878)
- Il sindaco di Casterbridge (1886)
- Gli abitanti del bosco (1887)
- Tess dei D’Urbervilles (1891)
- Giuda l’oscuro (1896)
28 luglio 1883: il terremoto di Casamicciola
29 Marzo 2008
Il 28 luglio del 1883 un violento terremoto, dell’ottavo grado della scala Mercalli, ebbe come epicentro l’isola d’Ischia nella zona di Casamicciola, che fu completamente rasa al suolo.Vi furono circa 2300 morti, tra cui molti villeggianti e stranieri.
Quella notte il comandante della locale stazione dei carabinieri ne diede notizia con un telegramma: “Immensa sventura terremoto distrutta Casamicciola“.
Quando giunse la notizia del disastro che aveva colpito Ischia mi parve di rivedere l’isoletta, quale mi era sfilata dinanzi agli occhi attraverso gli alberi del battello a vapore, in una bella sera d’autunno.
La mensa era ancora apparecchiata sul ponte, e gli ultimi raggi del sole indoravano il marsala nei bicchieri. Dei viaggiatori alcuni s’erano già levati, e passeggiavano su e giù. Altri, coi gomiti sulla tovaglia, guardavano l’immensa distesa di mare che imbruniva sotto i caldi colori del tramonto su cui Ischia stampavasi verde e molle, e dove la riva s’insenava come una coppa. Casamicciola, bianca, sembrava posare su di un cuscino di verdura.
A tavola due che tornavano dal Giappone discorrevano di seme di bachi. Una coppia misteriosa era andata a rannicchiarsi a ridosso del tubo del vapore. Un giovane che non aveva mangiato quasi, e stava seduto in un canto, pallido, col bavero del paletò rialzato, guardava l’isoletta con occhi pensierosi e lenti, in fondo alle occhiaie incavate.
Tutt’a un tratto sul profilo dell’isola che spiccava dalla luce diffusa del crepuscolo, apparve netto e distinto un fabbricato, quasi sorgesse d’incanto, e l’ultimo raggio di sole scintillò sui vetri, come l’accendesse.
Quel dettaglio del paesaggio che si animava all’improvviso apparve così chiaro e luminoso come se si fosse avvicinato d’un tratto.
Tutti si volsero ad ammirare lo spettacolo, e i negozianti di cartoni giapponesi tacquero un momento. Soltanto la coppia ch’era andata a nascondersi dietro il fumajuolo non si mosse, e gli occhi del giovane pallido che teneva il bavero rialzato non si animarono neppure.
Così succede ogni dì; e due sole preoccupazioni bastano per sé stesse, l’amore e la malattia, l’origine e la fine della vita. Quasi cotesta riflessione fosse venuta istintivamente a tutti in quel momento, si cominciò a parlare dell’azione benefica che hanno le acque e l’aria di Casamicciola, e dei malati che vanno a cercarvi la salute o la speranza. Invece il giovane dal paletò, pensava probabilmente, come si fa delle cose che si desiderano, alle gioie tranquille e ignote che dovevano esserci in quell’isoletta verde, fra quelle casette bianche, dietro quei vetri scintillanti. E quando i vetri si spensero, e la casa si dileguò ad un tratto quasi al mutare di una lanterna magica, e i contorni dell’isoletta sfumarono nel mare livido, il suo volto si offuscò.
Adesso quella casetta bianca è forse distrutta, e degli occhi senza lagrime e senza sorriso ne contemplano le rovine, dalle occhiaie incavate, su dei visi pallidi.
Giovanni Verga, Casamicciola
da “Racconti e bozzetti” (1880-1922)
Il primo Giovanni Pascoli
28 Marzo 2008

Giovanni Pascoli (San Mauro di Romagna, 1855-1912)
Opere dal 1891 al 1900:
- Myricae (I edizione, 1891)
- Iugurtha (poemetto latino, 1896)
- Il fanciullino (pubblicato sulla rivista Il Marzocco, 1897)
- Poemetti (1897)
- Minerva oscura (studi danteschi, 1898)
- Sotto il velame (studi danteschi, 1900)
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Alba festiva Che hanno le campane, E’ un inno senza fine, Con un dondolio lento Tra il cantico sonoro adoro – Dilla, dilla, Ma voce più profonda la voce della tomba.
da Myricae |
Uno scapigliato napoletano: Vittorio Imbriani
27 Marzo 2008

Vittorio Imbriani (Napoli, 1840-1886)
Suo padre era il liberale e purista Paolo Emilio Imbriani, sua madre era una sorella di A. Poerio. Trascorse la giovinezza in esilio insieme al padre. A Zurigo seguì le lezioni di Francesco De-Sanctis e registrò interi corsi in resoconti diligentissimi. Completò gli studi a Berlin. Fu suggestionato politicamente dal l’hegelismo. Volontario nel 1859, fu tra i garibaldini nel 1866, fu fatto prigioniero a Bezzecca e deportato in Croazia. Divenne poi filo-monarchico. A Napoli svolse attività pubblicistica, in transigente nazionalista e duramente reazionario, arrivò in una sua poesia a esaltare la forca come supremo rimedio contro i mali del mondo. Insegnò letteratura italiana e tedesca all’Università di Napoli nel 1878-1882.
Temperamento bizzarro e polemico, sfogò i suoi umori in romanzi, racconti, poesie, saggi, esibendo uno stile estroso, anti-manzoniano, impastato di latinismi e arcaismi, forme idiomatiche e dialettali, allitterazioni. Forse non a caso fu acuto studioso di G.B. Basile (“Il gran Basile” 1875). Tra le prose narrative spiccano il romanzo Dio ne scampi degli Orsenigo (1876), violenta satira dell’aristocrazia italiana, e Mastr’Impicca (1874), grottesca fiaba politica fitta di giochi di parole. Da ricordare anche: L’impietratrice (1875), Merope IV (1867), mentre nel 1977 è stata pubblicata una raccolta di racconti con il titolo di Il vivicomburio e altre novelle.
Imbriani manifestò il suo gusto acre e controcorrente anche nella critica (“Berchet e il romanticismo italiano” 1867; “Fame usurpate” 1877). Come critico d’arte fu favorevole alle novità tecniche ed espressive dei macchiaioli (“La quinta Promotrice” 1867).
Rilevante la sua attività di folklorista, con le raccolte “Canti del popolo meridionale” (1871-1872), “La novellaia fiorentina” (1871), “La novellaia milanese” (1872).
Ebook:
I romanzi scapigliati del primo Verga
27 Marzo 2008

Romanzi giovanili, di Giovanni Verga, Frassinelli
Contiene:
- Una peccatrice (1866)
- Storia di una capinera (1869)
- Eva (1873)
- Tigre reale (1875)
- Eros (1875)
- La lupa (1880)
Alfredo Oriani
25 Marzo 2008
Maledetti italiani: Renato Fucini
25 Marzo 2008

Renato Fucini (Monterotondo Marittimo, 1843-1921)
- Cento sonetti in vernacolo pisano di Neri Tanfucio (1872)
- Napoli a occhio nudo: Lettere ad un amico (1877)
- Cinquanta nuovi sonetti in vernacolo (1879)
- Le veglie di Neri: paesi e figure della campagna Toscana (prima edizione: 1882)
- All’aria aperta (1887)
- Le poesie di Neri Tanfucio con l’aggiunta di 50 nuovi sonetti in vernacolo (1892)
- Poesie in vernacolo Pisano, in Lingua (1898)
- Il mondo nuovo : Libro di Lettura per la Terza classe elementare (1901)
- Il mondo nuovo : Libro di Lettura per la Quarta classe elementare (1904)
- Il bambino di gommelastica: racconto, traduzione libera di Renato Fucini dal russo di D. V. Grigorovitch (1910)
- Nella campagna toscana: tre nuovi racconti: Castore e Polluce, Tigrino, Il signor colonnello (1908)
- Poesie in lingua (1920)
- Acqua passata: storielle e aneddoti della mia vita (1921)
- Foglie al vento (postumo, 1922)
- Il ciuco di Melesecche : storielline in prosa e in versi (postumo, 1922)
- La maestrina: Novella (postumo, 1922)
- Lettere all’amico dei fichi d’India (postumo, 1943)
Maledetti italiani: la Scapigliatura
25 Marzo 2008

da sx: Luigi Conconi, Guido Pisani Dossi, Giachi ed Emilio Praga.
POESIA:
Arrigo Boito (Padova, 1842-1918)
- Re Orso
- Il libro dei versi
Giovanni Camerana (Casale Monferrato, Torino 1845-1905)
- Versi (postumo, 1907)
Emilio Praga (Gorla, Milano, 1839-1875)
- Poesie
PROSA:
Carlo Righetti (Milano, 1828-1906)
- La Scapigliatura e il 6 febbraio (1862)
- Nanà a Milano (1880)
- La canaglia felice (1885)
- Il ventre di Milano (1888)
Iginio Ugo Tarchetti (San Salvatore Monferrato, 1841-1869)
- Una nobile follia (1867)
- Racconti fantastici (postumo, 1869)
- Fosca (postumo, 1869)
- Disiecta (postumo, 1879)
Carlo Dossi (Zenevredo, Pavia 1849-1910)
- Rovaniana (postumo)
- Note azzurre (postumo)
Emilio De Marchi (Milano, 1851-1901)
ALTRI SCAPIGLIATI:
Vittorio Imbriani (Napoli, 1840-1886)

